1° PREMIO

VENEZIA (I)

APIÙM2A
 ARCHITECTS

&

Flaim Prünster Architekten, Bozen-Bolzano (I)
Harry Thaler, Lana (I) mit Julian Tratter, Brixen-Bressanone (I)
Angelo Renna, Prato (I)
Nero/Alessandro Neretti, Schio (I)
Lottozero textile laboratories, Prato (I)
Granit communication, design, Meran-Merano (I)

Dal verbale della giuria: Il progetto convince per la sensibilità riservata al luogo e al compito. Il mo­nastero, il giardino e il museo si fondono in un’unità armonica e proporzionata, adeguata all’altezza dello sguardo dei visitatori e delle visitatrici. Il basamento basso e continuo comprende il giardino creando un pendant estrovertito al cortile introvertito del mo­nastero. Il tetto del basamento, percorribile e co­perto di verde, amplia il giardino quale piattaforma aperta. Eccetto le due sovrastrutture, l’intera su­perficie dell’areale diventa pertanto un playground da utilizzare in modo polivalente, che più avanti potrà proseguire senza soluzione di continuità nella sala Dürer ristrutturata o nel cortile conventuale reso accessibile.

Le sovrastrutture sono posizionate abilmente, ad est in risposta al tetto della chiesa, orientate in parallelo al torrente Tinne, per garantire l’apertura verso sud alla scuola d’infanzia e dare visibilità al museo verso la città, ad ovest quale esile accen­to tra la cappella, la chiesa e la salita alla Collina dei Cappuccini.
Dall’esterno il museo attira i cittadini di Chiusa a Fraghes, il muro lungo il torrente Tinne che finora era una barriera tra i quartieri, ora non esiste più. Anche il dialogo con la scuola d’infanzia è favorito tramite un accesso diretto e il possibile utilizzo del playground sul tetto o di un giardino che i bambini possono curare/utilizzare.

All’interno lo spazio si apre con grande effetto su molteplici livelli. L’ingresso, alto quasi 15 m con la scala a chiocciola dall’impatto di una scultura, risveglia la curiosità. Accessibile dal giardino e an­che dal torrente Tinne, questo spazio collega città e sito, attività e contemplazione, gioco e ricreazione, memoria ed esperimento. Le diverse altezze degli spazi dell’officina sono polifunzionali, la vista dal giardino risveglia la voglia di partecipare. La mostra temporanea e la casa delle anatre sono distinte e pertanto fruibili separatamente. La facciata delle sovrastrutture gioca in modo non pretenzioso con la struttura preesistente, rappresenta al contempo tradizione, reminiscenza, innovazione e – tramite l’impiego di celle solari – una cifra ecologica. Vie­ne inoltre valutato come aspetto di sostenibilità il fatto che la costruzione in pratica poggi sul terreno invece di essere profondamente interrata. Il TINNE giovane museo chiusa crea una simbiosi con il con­vento dei cappuccini, risulta raccolto e al contem­po aperto, vivacizza senza essere invadente, sen­z’altro un beneficio significativo per la Città degli artisti Chiusa.